Pensierino per l'estate: se davvero vuoi sognare, svegliati e partecipa!
Cari amici, in questi lunghi mesi trascorsi insieme abbiamo, fra gli altri, costruito e tentato di dar corso al ns. progetto “5 strade in 5 municipalità”.
L'amministrazione ci ha ricevuto ed ascoltato con attenzione, salvo poi constatare che nei successivi 5 mesi non siamo riusciti ad ottenere neanche uno straccio di autorizzazione per procedere.
Quanto è brutta questa classe dirigente, quanto è vecchia (e senza la saggezza tipica dell'anzianità), quanto è distante da tutti i cittadini di buona volontà…
…francamente tutto molto deludente, vi confesso di essere stata malissimo ma ad ogni modo, a guardar il bicchiere mezzo pieno mi vien da dire che comunque andranno le cose, io non ho perso la fiducia perchè non smetto di credere che al mondo ci siano persone capaci di perseguire con onestà azioni giuste e fuori da qualsiasi profitto.
Mi viene da dirvi semlicemente che oggi più di ieri è urgente trovare un noi, uno spazio, un luogo in cui riunirsi e provarci, in questa situazione l'impegno e la responsabilità di ognuno di noi diventa fondamentale. Sull'incoerenza e sull'individualismo, oltre che sulla voglia di prevalere, si sono infranti i nostri sogni. Noi cittadini attivi dobbiamo dimostrare la volontà ed il coraggio di voler cambiare, dobbiamo lavorare per costruire il nostro fine!
Senza muri mentali; senza tabù ideologici; senza tacciare il primo/a che parla di appartenere a una corrente o a un clan; o, ancor peggio, che venga zittito! Bisogna ritrovarsi e condividere, unirsi e portare avanti la grande battaglia della democrazia partecipativa.
Dove noi cittadini non siamo sudditi, ma partecipi attivi sulle e delle scelte che ci riguardano, dove ci sia la possibilità di un contradditorio che dia voce e peso a tutti noi indistintamente.
Questa non è fantascienza, ci si ispira, tra l’altro, alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. È qualcosa che ci è dovuto e se qualcuno lo ha dimenticato gli rinfresceremo la memoria!
La ricreazione è finita!
Per questa ragione a settembre stiamo programmando il Forum:
“L'Importanza della Democrazia partecipativa, diritti di intervento, modalità e applicazioni possibili - Promozione e salvaguardia dei diritti dei cittadini e dei beni comuni”
Ritengo sia un passo importante per Napoli e l'unico futuro possibile per una vivibilità oggi compromessa dall’inerzia del ceto politico e del condizionamento esercitato da interessi lontani dalla promozione del bene comune. Credo sia importantissimo provare a percorrere questa strada perchè può farci davvero arrivare a capire che ogni cosa è unica! Sia essa una piazza, un territorio, una persona. Provocare una violenza non è una cosa fine a se stessa che si aggiunge ad altre già perpetrate, ma significa l'annientamento dell'unica preziosa regione in cui viviamo. Ecco perché è importante partecipare e restituire voce ai campani!
Non sempre nella vita è necessario avere delle grandi mete, nemmeno è indispensabile conoscere il quadro esatto e completo della situazione. Ma una cosa è estremamente importante: sapere sempre, in ogni momento, qual'è il prossimo passo da fare!
Mi fermo qui per non abusare della vs. pazienza, siete già degli eroi per essere arrivati fin qui.
Buone vacanze a tutti e, ricordate:
A volte è meglio perdersi sulla strada di un viaggio impossibile piuttosto che non partire mai.
Un abbraccio grosso assaje
Daniela Villani
Donna, mamma, napoletana, cittadina attiva
"Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere soprattutto l'intelligenza di saperle distinguere." -Thomas More- Unisciti a noi e dai forza e voce al tuo vivere bene! Aggiungi il tuo nome,le tue motivazioni e la tua storia. A presto un abbraccio Daniela
1 luglio 2010
I delitti diventano rispettabili a forza di essere perpetrati…
Abbiamo tutti seguito sulla nostra pelle la vicenda di Acerra, quando venne alla ribalta della scena mediatica italiana a causa delle proteste popolari contro la costruzione di un inceneritore. Durante quelle proteste, per la prima volta, è venuto allo scoperto il problema dell’avvelenamento del terreno e delle acque. Alcuni pastori della zona, portarono nelle vicinanze del cantiere sette pecore agonizzanti per dimostrare la fondatezza dell'allarme-diossina registrato in un'area vicina al cantiere. Gli animali furono lanciati a terra, a pochi passi dal cordone di agenti di polizia che presidiavano la strada . Era il lontano 2004 e fu ordinato il divieto di pascolo sul territorio di Acerra e limitrofi. Trai tanti allevatori c'era la famiglia Cannavacciolo… ma a ben guardare nulla è cambiato da allora.
I giorni nostri:
Durante la conferenza dei servizi tenuta il giorno 30/06/2010 l'Asl Napoli2 ribadisce che allo stato attuale non risultano novità circa le bonifiche che giustifichino la richiesta di revoca del divieto, contunuano a negare dunque il pascolo alle pecore dell'allevatore sig.Cannavacciolo.
Cannavacciolo è preoccupato… beh, anche noi lo siamo!
Il territorio è a rischio per le pecore…? E Noi Campani ? Noi invece possiamo mangiare tranquillamente le colture agricole provenienti da quel territorio?
La dott.ssa Giovinazzi dirigente dell'Arpac dichiara altresì di non aver competenze in materia di pascolo e aggiunge di non avere dati disponibili, che rivelano il superamento di CSC sul territorio.
Vada per le competenze sul pascolo ma, che una dirigente non abbia dati disponibili, la dice lunga sulle mancanze e le inefficenze dell'Arpac, dunque allo stato dei fatti ci ammaliamo e li paghiamo!
Se è vero, come dichiarato, che il territorio di Acerra e limitrofi risulta contaminato per la presenza di diossina ben oltre i limiti consentiti da legge (come potrebbe non esserlo senza alcuna bonifica) mi domando quale azione di tutela si è presa nei confronti di noi cittadini? Quali comportamenti devono praticare i cittadini per non incorrere nei danni evitati alle pecore? Questo al momento non c'è dato sapere… neanche a scopo precauzionale, neanche un consiglio per gli acquisti, nulla! C'è pericolo? E in che misura? Ma il danno non ricade sulla catena alimentare? Forse noi non valiamo una pecora! Uomini, donne e bambini campani intanto continuano a comprare i prodotti della terra e i nostri amministratori, eventualmente, con calma faranno poi il divieto… Intanto noi nell'attesa continueremo a interrompere le gravidanze, a partorire neonati malformati, prematuri, e quando tutto andrà bene magari nasceranno bambini con affezioni allergiche e/o affetti d'asma. Ma si sa, noi siamo i soliti allarmisti, e fanatici, neanche le pecore…
A questo punto vogliamo essere messi al corrente, vogliamo decidere della nostra salute! Ora! Subito!
Chiediamo immediatamente e con forza al Segretario Generale e Dirigente Pro Tempore del Settore Ambiente, alla Responsabile Ufficio Ambiente, alla Dirigente Arapac, al sindaco di Acerra o chi di dovere, che si provveda iimmediatamente - affinché vengano avviati i provvedimenti per la salute pubblica- che si attivino per informare la popolazione tutta sullo stato dei prodotti agricoli e che venga attuato un provvedimento immediato per il divieto della vendita e della commercializzazione delle colture agricole del territorio in questione! Basta con le emergenze!
I cittadini non si fidano, e fanno bene, vista l'assenza di comunicazione delle autorità! Qual'è la verità? Se non avete nulla da nascondere perché non avvisate la popolazione?
Le amministrazioni devono assumersi le proprie responsabilità e fissare come priorità la tutela della salute! E quando non lo faranno devono essere perseguiti! Basta con i silenzi, basta con le mancanze, è in gioco la salute di tutti!
Allego il link per gli appassionati dei dettagli, per farvi constatare di persona la veridicità dei fatti che vi racconto… drammaticamente inverosimili ma crudelmente veritieri!
La gestione e le incapacità, come si evince ancora dal documento collegato, preoccupano da sempre, come tutto qui a Napoli, ed è questo il vero problema!
Ma i veri eroi della Campania sono come sempre i comitati ed i i cittadini attivi.
Nello specifico il Signor Montesarchio Antonio, Rappresentante Delegato Comitato Donne 29 e Alfonso Liguori, Rappresentante Comitato OSIS di Acerra, i quali oltre ad essere stati presenti in loco fanno e faranno sentire la loro voce!
Un ringraziamento speciale a loro e a tutti quelli che non mollano Mai!
Mentre i signori della politica locale si preoccupano della morte del museo Madre, la locandina della nostra morte è già in calendario!
Gli altri? Ambientalisti dell'ultim'ora…
Un abbraccio grosso assaje
Daniela villani
Donna, mamma, napoletana, cittadina attiva
il link promesso
http://www.comune.acerra.na.it/data/CS-DivietoDiPascolo30.pdf
I giorni nostri:
Durante la conferenza dei servizi tenuta il giorno 30/06/2010 l'Asl Napoli2 ribadisce che allo stato attuale non risultano novità circa le bonifiche che giustifichino la richiesta di revoca del divieto, contunuano a negare dunque il pascolo alle pecore dell'allevatore sig.Cannavacciolo.
Cannavacciolo è preoccupato… beh, anche noi lo siamo!
Il territorio è a rischio per le pecore…? E Noi Campani ? Noi invece possiamo mangiare tranquillamente le colture agricole provenienti da quel territorio?
La dott.ssa Giovinazzi dirigente dell'Arpac dichiara altresì di non aver competenze in materia di pascolo e aggiunge di non avere dati disponibili, che rivelano il superamento di CSC sul territorio.
Vada per le competenze sul pascolo ma, che una dirigente non abbia dati disponibili, la dice lunga sulle mancanze e le inefficenze dell'Arpac, dunque allo stato dei fatti ci ammaliamo e li paghiamo!
Se è vero, come dichiarato, che il territorio di Acerra e limitrofi risulta contaminato per la presenza di diossina ben oltre i limiti consentiti da legge (come potrebbe non esserlo senza alcuna bonifica) mi domando quale azione di tutela si è presa nei confronti di noi cittadini? Quali comportamenti devono praticare i cittadini per non incorrere nei danni evitati alle pecore? Questo al momento non c'è dato sapere… neanche a scopo precauzionale, neanche un consiglio per gli acquisti, nulla! C'è pericolo? E in che misura? Ma il danno non ricade sulla catena alimentare? Forse noi non valiamo una pecora! Uomini, donne e bambini campani intanto continuano a comprare i prodotti della terra e i nostri amministratori, eventualmente, con calma faranno poi il divieto… Intanto noi nell'attesa continueremo a interrompere le gravidanze, a partorire neonati malformati, prematuri, e quando tutto andrà bene magari nasceranno bambini con affezioni allergiche e/o affetti d'asma. Ma si sa, noi siamo i soliti allarmisti, e fanatici, neanche le pecore…
A questo punto vogliamo essere messi al corrente, vogliamo decidere della nostra salute! Ora! Subito!
Chiediamo immediatamente e con forza al Segretario Generale e Dirigente Pro Tempore del Settore Ambiente, alla Responsabile Ufficio Ambiente, alla Dirigente Arapac, al sindaco di Acerra o chi di dovere, che si provveda iimmediatamente - affinché vengano avviati i provvedimenti per la salute pubblica- che si attivino per informare la popolazione tutta sullo stato dei prodotti agricoli e che venga attuato un provvedimento immediato per il divieto della vendita e della commercializzazione delle colture agricole del territorio in questione! Basta con le emergenze!
I cittadini non si fidano, e fanno bene, vista l'assenza di comunicazione delle autorità! Qual'è la verità? Se non avete nulla da nascondere perché non avvisate la popolazione?
Le amministrazioni devono assumersi le proprie responsabilità e fissare come priorità la tutela della salute! E quando non lo faranno devono essere perseguiti! Basta con i silenzi, basta con le mancanze, è in gioco la salute di tutti!
Allego il link per gli appassionati dei dettagli, per farvi constatare di persona la veridicità dei fatti che vi racconto… drammaticamente inverosimili ma crudelmente veritieri!
La gestione e le incapacità, come si evince ancora dal documento collegato, preoccupano da sempre, come tutto qui a Napoli, ed è questo il vero problema!
Ma i veri eroi della Campania sono come sempre i comitati ed i i cittadini attivi.
Nello specifico il Signor Montesarchio Antonio, Rappresentante Delegato Comitato Donne 29 e Alfonso Liguori, Rappresentante Comitato OSIS di Acerra, i quali oltre ad essere stati presenti in loco fanno e faranno sentire la loro voce!
Un ringraziamento speciale a loro e a tutti quelli che non mollano Mai!
Mentre i signori della politica locale si preoccupano della morte del museo Madre, la locandina della nostra morte è già in calendario!
Gli altri? Ambientalisti dell'ultim'ora…
Un abbraccio grosso assaje
Daniela villani
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22 giugno 2010
Sapevate che…?
Venerdì, 18 Giugno 2010 sono stati presentati i risultati del dossier annuale di Legambiente e del movimento a tutela del consumatore su “Pesticidi nel Piatto 2010” (elaborato sulla base dei dati ufficiali forniti da Arpa, Asl e laboratori zooprofilattici) dai quali emerge una situazione davvero incoraggiante sul fronte della sicurezza di ciò che mangiamo.
Dall'elaborazione dei dati raccolti quest'anno infatti, sono emersi alcuni interessanti casi… può accaderci di comprare uno splendido grappolo d'uva bianca Siciliana con annessi ben 9 residui di pesticidi!
Oppure regalarci quella bottiglia di ottimo vino bianco del Friuli… ma peccato che anche qui albergano 6 residui chimici.
Può anche capitare di comprare una cassetta di pere in Campania e, senza lontanamente immaginarlo, ingerire 5 residui chimici da quelle succose polpe!
Dalle Alpi al sud la chimica è protagonista assoluta sulle nostre tavole e noi finiamo per consumare quantità di clorpirifos, boscalid, etossichina, captan di fenilammina, clozolinate… pesticidi capaci di uccidere milioni di insetti, parassiti e… uomini! Ma questo lo confesseranno soltanto ai nostri nipoti. Tuttavia sorge spontaneo il sospetto che il nostro cibo non sia per noi quel che si definisce una cura ricostituente…
Legambiente nel dossier, sostiene che frutta e verdura sono a rischio. In cima alla lista ci sono l’uva, le pere e le pesche. Il 31% dei grappoli esaminati conteneva pesticidi, il 12% dei frutti altri residui chimici pericolosi.
L’Emilia Romagna segnala un'irregolarità relativa ad un campione di muscolo di tacchino (su 7 totali) con tracce di Policlorobifenili (PCB);
Lazio e Toscana segnalano l'irregolarità dell’11,1% dei campioni di coniglio, l’1,8% di campioni di latte vaccino, lo 0,7% di campioni di latte bufalino, l’1,8% di latte ovicaprino, il 18,8% di latte fresco;
In Lombardia, il 3,7% dei campioni di latte bovino, il 2,4% di uova di gallina e lo 0,8% di campioni di muscolo bovino risultano non conformi per la presenza di diossine e dl-PCB (PCB diossina-simili);
In Puglia le irregolarità riguardano un campione di latte bovino ed uno di latte ovino su un totale di 120 analizzati. Anche in questo caso è stata rilevata la presenza di diossine e PCB diossina-simili.
Certo, non tutti i residui vanno nel nostro organismo ma spesso una parte di questi veleni, prosegue legambiente, è talmente forte e resistente agli agenti esterni da infischiarsene anche dei più accurati lavaggi.
Benvenuti quindi alla tavola dei multi contaminati…
…ma tranquilli Coldiretti consiglia di rivolgersi ai prodotti biologici… che siano di origine sicura? E chi ce lo garantisce? Come si ha la certezza dei metodi di coltivazione utilizzati? O, in ultima analisi, di orti urbani… ma per piacere! Non sarebbe neanche necessario, ribadire il divieto o la riduzione di irrorazione di insetticidi e pesticidi…
Man mano che si sfoglia la ricerca di Legambiente, l'unica certezza che si ha è che la lista della spesa si restringe sempre di più. E non solo per le possibilità economiche…
Quando racconto al mio piccolo figlio che a via Petrarca c'era una campagna (Villanova) dove i contadini coltivavano le delizie dell'orto e dove le uova dal sedere delle galline passavano direttamente nelle mie mani (e quindi nella mia bocca), lui mi guarda sbalordito come fossi un'aliena! Ma son sicura che non batterebbe ciglio se gli dicessi che «…oggi andiamo a comprare la frutta in farmacia!»
La vera beffa è che l'Italia spende attraverso le Regioni per la salute degli italiani 107 miliardi di euro in totale, ovvero il 22,5% della spesa complessiva dello Stato italiano, dimostrando di occuparsi di noi quando stiamo male, affidando le nostre cure a Professionisti Medici della Salute Umana salvo poi dimenticarsi completamente cosa ci accade quando mangiamo…
La cosa di cui sono più che sbalordita, è scoprire che la cura degli alimenti, quelli che ogni giorno portiamo in tavola, è affidata a dei signori i quali di null'altro devono farsi carico se non scrivere su un quaderno.
Si ahinoi, avete letto bene! Ma a che serve avere dei dilettanti armati di quaderno per garantire la sanità di un alimento prodotto in campagna? Secondo me a nulla, soprattutto se a compilarlo è un dilettante che maneggia sostanze chimiche senza l'opportuna preparazione universitaria.
Il quaderno si chiama, udite bene: “Quaderno di campagna”! E non è una favola…
Infatti lo Stato italiano, stando a quanto stabilito dal D.P.R. 23/4/2001 n. 290 e come chiarito nella successiva Circolare 30/10/2002 - Modalità applicative art.42 del DPR 23/4/2001, pubblicata sul supplemento ordinario della Gazzetta Ufficiale del 5/3/2003 (e perciò operativa), in riferimento all'utilizzo di prodotti fitosanitari e di coadiuvanti di prodotti fitosanitari, definisce l'obbligatorietà dell'annotazione di tali trattamenti effettuati in azienda, in un unico Registro dei Trattamenti effettuati nel corso dell'anno, detto appunto "Quaderno di campagna".
Adesso capite?
Dei signori girano con un quaderno in mano e scrivono sul loro operato, sulle dosi utilizzate sul loro stesso fondo, senza alcun obbligo se non mettere il loro nome e cognome! i dati del fondo, la data, il prodotto e la quantità usata... Ma per piacere, una vera boiata! Ma un professionista, un agromono, un dottore della forestale che obbligatoriamente affianchino questi signori? E no, altrimenti è finito che siamo nel paese di cacchiorolandia…
Un paese dove circa la metà della spesa degli italiani è anonima, con l'acquisto di prodotti per i quali non è obbligatorio indicare in etichetta la provenienza e quindi con la possibilità concreta che siano a rischio frode! È importante inserire tra le priorità del Governo, le misure di tracciabilità, che consentano anche al consumatore di sapere…
E ora, la buona notizia!
Un segnale incoraggiante è appena arrivato dal Parlamento Europeo che ha votato finalmente a favore dell'obbligo di indicare il luogo di origine/provenienza per carne, ortofrutticoli freschi e, appunto, per i prodotti lattiero caseari.
Ecco il link sul rapporto. Cercate regione Campania. Buona lettura!
http://www.facebook.com/l/57f58rGMpmsqMT7xrldcUABiIRA;www.legambiente.eu/documenti/2010/dossier_vari/pesticidi_ultimo.pdf
Un abbraccio
Daniela Villani
Mamma, donna, napoletana, cittadina attiva
Dall'elaborazione dei dati raccolti quest'anno infatti, sono emersi alcuni interessanti casi… può accaderci di comprare uno splendido grappolo d'uva bianca Siciliana con annessi ben 9 residui di pesticidi!
Oppure regalarci quella bottiglia di ottimo vino bianco del Friuli… ma peccato che anche qui albergano 6 residui chimici.
Può anche capitare di comprare una cassetta di pere in Campania e, senza lontanamente immaginarlo, ingerire 5 residui chimici da quelle succose polpe!
Dalle Alpi al sud la chimica è protagonista assoluta sulle nostre tavole e noi finiamo per consumare quantità di clorpirifos, boscalid, etossichina, captan di fenilammina, clozolinate… pesticidi capaci di uccidere milioni di insetti, parassiti e… uomini! Ma questo lo confesseranno soltanto ai nostri nipoti. Tuttavia sorge spontaneo il sospetto che il nostro cibo non sia per noi quel che si definisce una cura ricostituente…
Legambiente nel dossier, sostiene che frutta e verdura sono a rischio. In cima alla lista ci sono l’uva, le pere e le pesche. Il 31% dei grappoli esaminati conteneva pesticidi, il 12% dei frutti altri residui chimici pericolosi.
L’Emilia Romagna segnala un'irregolarità relativa ad un campione di muscolo di tacchino (su 7 totali) con tracce di Policlorobifenili (PCB);
Lazio e Toscana segnalano l'irregolarità dell’11,1% dei campioni di coniglio, l’1,8% di campioni di latte vaccino, lo 0,7% di campioni di latte bufalino, l’1,8% di latte ovicaprino, il 18,8% di latte fresco;
In Lombardia, il 3,7% dei campioni di latte bovino, il 2,4% di uova di gallina e lo 0,8% di campioni di muscolo bovino risultano non conformi per la presenza di diossine e dl-PCB (PCB diossina-simili);
In Puglia le irregolarità riguardano un campione di latte bovino ed uno di latte ovino su un totale di 120 analizzati. Anche in questo caso è stata rilevata la presenza di diossine e PCB diossina-simili.
Certo, non tutti i residui vanno nel nostro organismo ma spesso una parte di questi veleni, prosegue legambiente, è talmente forte e resistente agli agenti esterni da infischiarsene anche dei più accurati lavaggi.
Benvenuti quindi alla tavola dei multi contaminati…
…ma tranquilli Coldiretti consiglia di rivolgersi ai prodotti biologici… che siano di origine sicura? E chi ce lo garantisce? Come si ha la certezza dei metodi di coltivazione utilizzati? O, in ultima analisi, di orti urbani… ma per piacere! Non sarebbe neanche necessario, ribadire il divieto o la riduzione di irrorazione di insetticidi e pesticidi…
Man mano che si sfoglia la ricerca di Legambiente, l'unica certezza che si ha è che la lista della spesa si restringe sempre di più. E non solo per le possibilità economiche…
Quando racconto al mio piccolo figlio che a via Petrarca c'era una campagna (Villanova) dove i contadini coltivavano le delizie dell'orto e dove le uova dal sedere delle galline passavano direttamente nelle mie mani (e quindi nella mia bocca), lui mi guarda sbalordito come fossi un'aliena! Ma son sicura che non batterebbe ciglio se gli dicessi che «…oggi andiamo a comprare la frutta in farmacia!»
La vera beffa è che l'Italia spende attraverso le Regioni per la salute degli italiani 107 miliardi di euro in totale, ovvero il 22,5% della spesa complessiva dello Stato italiano, dimostrando di occuparsi di noi quando stiamo male, affidando le nostre cure a Professionisti Medici della Salute Umana salvo poi dimenticarsi completamente cosa ci accade quando mangiamo…
La cosa di cui sono più che sbalordita, è scoprire che la cura degli alimenti, quelli che ogni giorno portiamo in tavola, è affidata a dei signori i quali di null'altro devono farsi carico se non scrivere su un quaderno.
Si ahinoi, avete letto bene! Ma a che serve avere dei dilettanti armati di quaderno per garantire la sanità di un alimento prodotto in campagna? Secondo me a nulla, soprattutto se a compilarlo è un dilettante che maneggia sostanze chimiche senza l'opportuna preparazione universitaria.
Il quaderno si chiama, udite bene: “Quaderno di campagna”! E non è una favola…
Infatti lo Stato italiano, stando a quanto stabilito dal D.P.R. 23/4/2001 n. 290 e come chiarito nella successiva Circolare 30/10/2002 - Modalità applicative art.42 del DPR 23/4/2001, pubblicata sul supplemento ordinario della Gazzetta Ufficiale del 5/3/2003 (e perciò operativa), in riferimento all'utilizzo di prodotti fitosanitari e di coadiuvanti di prodotti fitosanitari, definisce l'obbligatorietà dell'annotazione di tali trattamenti effettuati in azienda, in un unico Registro dei Trattamenti effettuati nel corso dell'anno, detto appunto "Quaderno di campagna".
Adesso capite?
Dei signori girano con un quaderno in mano e scrivono sul loro operato, sulle dosi utilizzate sul loro stesso fondo, senza alcun obbligo se non mettere il loro nome e cognome! i dati del fondo, la data, il prodotto e la quantità usata... Ma per piacere, una vera boiata! Ma un professionista, un agromono, un dottore della forestale che obbligatoriamente affianchino questi signori? E no, altrimenti è finito che siamo nel paese di cacchiorolandia…
Un paese dove circa la metà della spesa degli italiani è anonima, con l'acquisto di prodotti per i quali non è obbligatorio indicare in etichetta la provenienza e quindi con la possibilità concreta che siano a rischio frode! È importante inserire tra le priorità del Governo, le misure di tracciabilità, che consentano anche al consumatore di sapere…
E ora, la buona notizia!
Un segnale incoraggiante è appena arrivato dal Parlamento Europeo che ha votato finalmente a favore dell'obbligo di indicare il luogo di origine/provenienza per carne, ortofrutticoli freschi e, appunto, per i prodotti lattiero caseari.
Ecco il link sul rapporto. Cercate regione Campania. Buona lettura!
http://www.facebook.com/l/57f58rGMpmsqMT7xrldcUABiIRA;www.legambiente.eu/documenti/2010/dossier_vari/pesticidi_ultimo.pdf
Un abbraccio
Daniela Villani
Mamma, donna, napoletana, cittadina attiva
8 giugno 2010
Il testo pubblicato è la prefazione al volume "Ecomafia" di Legambiente
"Raccontano che la crisi rifiuti è risolta. Che l´emergenza non c´è più. Gli elenchi dei soldati di camorra e ´ndrangheta arrestati dovrebbero rassicurare che la battaglia è vinta. O almeno, questa è la versione. Molto distante, però, da ciò che realmente accade.
Quello dei rifiuti è uno dei business più redditizi che negli anni ha foraggiato le altre economie. Come il narcotraffico, il fare affari con i rifiuti, sotterrare scorie tossiche, devastare intere aree, ha permesso alle organizzazioni criminali e a semplici consorterie imprenditoriali di accumulare capitali poi necessari per specializzarli in altri settori.
Catene di negozi, imprese di trasporti, proprietà di interi condomini, investimenti nel settore sanitario, campagne elettorali.
Sono tutte economie sostenute con i rifiuti.
Esempio lampante ne è l´economia campana e i suoi gangli politici che si sono strutturati intorno alla crisi rifiuti.
Il mondo intero non si spiegava come fosse possibile che un territorio in Europa vivesse una piaga tanto purulenta. Come fosse possibile che le dolcissime mele annurche o le pregiate bufale campane, caratteristiche proprio di quelle zone, potessero trasformarsi improvvisamente in prodotti rischiosi per la salute. Possibile che convenga di più avvelenare che concimare e raccogliere?"
SEGUE ALLE PAGINE 20 E 21
Evidentemente sì, basta saperne leggere i vantaggi. L´emergenza rifiuti in Campania è costata 780 milioni di euro l´anno. Questa è la cifra quantificata dalla Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti nella scorsa legislatura che, moltiplicata per tre lustri (tanto è durata la crisi), equivale a un paio di leggi finanziarie. Di fronte a cifre come questa è comprensibile che nessuno avesse convenienza a porre rimedio all´emergenza. Rapporti di consulenza politica, assunzioni, e persino specializzazione delle ditte nello smaltimento; oggi le imprese campane del settore rifiuti, grazie anche ai soldi dell´emergenza e alla pubblicità - sembra assurdo parlare di pubblicità, no? - che ne hanno ricavato, sono tra le più richieste in Europa. Ma risolvere un´emergenza significa anche non averne più i benefici e gli utili. E in verità, nonostante i proclami, oggi si è risolto poco. Si è tolta la spazzatura dalle strade ma, come afferma chi lavora nel settore, è solo fumo negli occhi, perché sta per tornarci. «Se non ci saranno altri impianti entro il 2011 la Campania, come molte regioni italiane, rischia una nuova crisi rifiuti». Sono parole dell´amministratore delegato dell´Asia (l´azienda che fornisce servizi di igiene ambientale ai napoletani.) Resta quindi il problema di scongiurare una crisi da mancanza di discariche. Una crisi che sarebbe estremamente grave anche perché purtroppo in Italia sono ancora le discariche la valvola di sicurezza del sistema rifiuti. Come risulta dal rapporto di Enea e Federambiente queste continuano a ingoiare il 51,9 per cento del totale della spazzatura del nostro Paese e il 36,5 per cento senza nessun trattamento. Nel Sud le bonifiche delle terre avvelenate da decenni di sversamenti di veleni sono rare e lente. I rifiuti tossici hanno spalmato cancro prima nei terreni, poi nei frutti della terra, nelle falde acquifere, nell´aria. Poi addosso alla gente, nelle loro ossa e nei tessuti molli. Ogni ciclo di vita è stato compromesso.
La diossina, i metalli pesanti e le sostanze inquinanti vengono ingerite, respirate, assimilate come una qualunque altra sostanza. La pelle di ogni cittadino delle zone ammorbate trasuda sudore e scorie. Il cancro ha raggiunto percentuali molto più alte che negli altri Paesi europei. Gli ultimi dati pubblicati dall´Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano che la situazione campana è incredibile, parlano di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro. Pancreas, polmoni, dotti biliari più del 12% rispetto alla media nazionale. La rivista medica «The Lancet Oncology», già nel settembre 2004, parlava di un aumento del 24% dei tumori al fegato nei territori delle discariche e le donne sono le più colpite. Ma l´ecomafia non è un fenomeno che appartiene solo al Sud. Nel Sud assume caratteristiche totalizzanti e più evidenti: nelle strade si inscena il dramma dei cassonetti incendiati, il puzzo accompagna ogni movimento, e il silenzio copre ogni cava, ogni singolo luogo dove è possibile accumulare e nascondere. Ma è sempre più il nord Italia il centro del vero business. E la novità di quest´anno, al di là del noto primato di Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, è che il Lazio si posiziona al secondo posto tra le regioni con il più alto numero di reati ambientali. Tra le inchieste più rilevanti del settore, nel 2009, ce ne sono alcune con nomi fantasiosi, talvolta anche vagamente familiari. "Golden Rubbish", "Replay", "Matassa", "Ecoterra", "Serenissima", "Laguna de Cerdos", "Parking Waste". Alcune, già dal nome si riescono anche a localizzare geograficamente, e tutte quelle che ho citato sono inchieste che riguardano il nord Italia. È evidente che il Nord ce la sta mettendo davvero tutta per non essere secondo al Sud in questa gara all´autodistruzione. La "Golden Rubbish" è un´inchiesta che vede coinvolta la provincia di Grosseto, ma ancora conserva legami con Napoli e la Campania perché ha preso le mosse da un´inchiesta che riguardava la movimentazione dei rifiuti prodotti dalla bonifica del sito industriale contaminato di Bagnoli. Si tratta di un traffico spaventoso: un milione di tonnellate di rifiuti e un sistema che ha coinvolto decine e decine di aziende di caratura nazionale. In tutte queste inchieste, l´aspetto che più colpisce è il legame strettissimo che si è creato tra gestori delle ditte di smaltimento, politici locali e istituti di credito presenti sul territorio.
Tra le altre cose, vale la pena ricordare che a marzo l´Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia dell´Unione Europea per come ha gestito l´emergenza rifiuti in Campania. È stata condannata per "non aver adottato tutte le misure necessarie per evitare di mettere in pericolo la salute umana e danneggiare l´ambiente". E nella sentenza si legge che l´Italia ha ammesso che "gli impianti esistenti e in funzione nella regione erano ben lontani dal soddisfare le sue esigenze reali".
Come non rimanere colpiti da questo dato: se i rifiuti illegali gestiti dai clan fossero accorpati, diverrebbero una montagna di 15.600 metri di altezza, con una base di tre ettari, quasi il doppio dell´Everest, alto 8850 metri.
Se un cittadino straniero conservava l´illusione delle colline toscane e del buon vino, delle belle donne e della pizza gustata osservando il Vesuvio da lontano mentre il mare luccica cristallino, qualcosa inesorabilmente cambia. Tutto assume una dimensione meno idilliaca e più sconcertante. La domanda più semplice che viene da porsi è come può un Paese che dovrebbe tutto al suo territorio, alla salvaguardia delle sue coste, al suo cielo, ai prodotti tipici, unici nelle loro caratteristiche, permettere uno scempio simile? La risposta è nel business: più di venti miliari di euro è il profitto annuo dell´Ecomafia, circa un quarto dell´intero fatturato delle mafie. Le mafie attraverso gli affari nel settore ambientale ricavano un profitto superiore al profitto annuo della Fiat, che è di circa 200 milioni di euro, e più del profitto annuo di Benetton, che è di circa 120 milioni di euro. Quindi in realtà usare il territorio italiano come un´eterna miniera nella quale nascondere rifiuti è più redditizio che coltivare quelle stesse terre. Tumulare in ogni spazio vuoto disponibile rifiuti di ogni genere costa meno tempo, meno sforzi, meno soldi. E dà profitti decisamente più alti. Bisogna guadagnare il più possibile e subito. Ogni progetto a lungo termine, ogni ipotesi che tenga conto di una declinazione del tempo al futuro viene vista come perdente. Un euro non guadagnato oggi è un euro perso domani. Questo è l´imperativo del nostro Paese che vede coincidere mentalità dell´imprenditoria legale e criminale.
Per difendere il Paese, per continuare a respirare, è necessario comprendere che in molte parti del territorio il cancro non è una sventura ma è causato da una precisa scelta decretata dall´imprenditoria criminale e che molti, troppi, hanno interesse a perpetrare.
O quello delle ecomafie diventa il tema principale della gestione politica del Paese, o questo veleno ci toglierà tutto ciò che aveva permesso di riconoscere il nostro territorio. La speranza è che questo allarme venga ascoltato, e che non si aspetti di sentire la puzza che affiori dalla terra, che tutto perda di luce e bellezza, che il cancro continui a dilagare prima di decidersi a fare qualcosa. Perché a quel punto sarebbe davvero troppo tardi. E coloro che sono stati chiamati i grandi diffamatori del Paese sarebbero rimpianti come Cassandre colpevolmente inascoltate.
©2010 Roberto Saviano/Agenzia Santachiara
(Il testo pubblicato è la prefazione al volume "Ecomafia" di Legambiente)
in libreria da domani 9 giugno
Quello dei rifiuti è uno dei business più redditizi che negli anni ha foraggiato le altre economie. Come il narcotraffico, il fare affari con i rifiuti, sotterrare scorie tossiche, devastare intere aree, ha permesso alle organizzazioni criminali e a semplici consorterie imprenditoriali di accumulare capitali poi necessari per specializzarli in altri settori.
Catene di negozi, imprese di trasporti, proprietà di interi condomini, investimenti nel settore sanitario, campagne elettorali.
Sono tutte economie sostenute con i rifiuti.
Esempio lampante ne è l´economia campana e i suoi gangli politici che si sono strutturati intorno alla crisi rifiuti.
Il mondo intero non si spiegava come fosse possibile che un territorio in Europa vivesse una piaga tanto purulenta. Come fosse possibile che le dolcissime mele annurche o le pregiate bufale campane, caratteristiche proprio di quelle zone, potessero trasformarsi improvvisamente in prodotti rischiosi per la salute. Possibile che convenga di più avvelenare che concimare e raccogliere?"
SEGUE ALLE PAGINE 20 E 21
Evidentemente sì, basta saperne leggere i vantaggi. L´emergenza rifiuti in Campania è costata 780 milioni di euro l´anno. Questa è la cifra quantificata dalla Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti nella scorsa legislatura che, moltiplicata per tre lustri (tanto è durata la crisi), equivale a un paio di leggi finanziarie. Di fronte a cifre come questa è comprensibile che nessuno avesse convenienza a porre rimedio all´emergenza. Rapporti di consulenza politica, assunzioni, e persino specializzazione delle ditte nello smaltimento; oggi le imprese campane del settore rifiuti, grazie anche ai soldi dell´emergenza e alla pubblicità - sembra assurdo parlare di pubblicità, no? - che ne hanno ricavato, sono tra le più richieste in Europa. Ma risolvere un´emergenza significa anche non averne più i benefici e gli utili. E in verità, nonostante i proclami, oggi si è risolto poco. Si è tolta la spazzatura dalle strade ma, come afferma chi lavora nel settore, è solo fumo negli occhi, perché sta per tornarci. «Se non ci saranno altri impianti entro il 2011 la Campania, come molte regioni italiane, rischia una nuova crisi rifiuti». Sono parole dell´amministratore delegato dell´Asia (l´azienda che fornisce servizi di igiene ambientale ai napoletani.) Resta quindi il problema di scongiurare una crisi da mancanza di discariche. Una crisi che sarebbe estremamente grave anche perché purtroppo in Italia sono ancora le discariche la valvola di sicurezza del sistema rifiuti. Come risulta dal rapporto di Enea e Federambiente queste continuano a ingoiare il 51,9 per cento del totale della spazzatura del nostro Paese e il 36,5 per cento senza nessun trattamento. Nel Sud le bonifiche delle terre avvelenate da decenni di sversamenti di veleni sono rare e lente. I rifiuti tossici hanno spalmato cancro prima nei terreni, poi nei frutti della terra, nelle falde acquifere, nell´aria. Poi addosso alla gente, nelle loro ossa e nei tessuti molli. Ogni ciclo di vita è stato compromesso.
La diossina, i metalli pesanti e le sostanze inquinanti vengono ingerite, respirate, assimilate come una qualunque altra sostanza. La pelle di ogni cittadino delle zone ammorbate trasuda sudore e scorie. Il cancro ha raggiunto percentuali molto più alte che negli altri Paesi europei. Gli ultimi dati pubblicati dall´Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano che la situazione campana è incredibile, parlano di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro. Pancreas, polmoni, dotti biliari più del 12% rispetto alla media nazionale. La rivista medica «The Lancet Oncology», già nel settembre 2004, parlava di un aumento del 24% dei tumori al fegato nei territori delle discariche e le donne sono le più colpite. Ma l´ecomafia non è un fenomeno che appartiene solo al Sud. Nel Sud assume caratteristiche totalizzanti e più evidenti: nelle strade si inscena il dramma dei cassonetti incendiati, il puzzo accompagna ogni movimento, e il silenzio copre ogni cava, ogni singolo luogo dove è possibile accumulare e nascondere. Ma è sempre più il nord Italia il centro del vero business. E la novità di quest´anno, al di là del noto primato di Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, è che il Lazio si posiziona al secondo posto tra le regioni con il più alto numero di reati ambientali. Tra le inchieste più rilevanti del settore, nel 2009, ce ne sono alcune con nomi fantasiosi, talvolta anche vagamente familiari. "Golden Rubbish", "Replay", "Matassa", "Ecoterra", "Serenissima", "Laguna de Cerdos", "Parking Waste". Alcune, già dal nome si riescono anche a localizzare geograficamente, e tutte quelle che ho citato sono inchieste che riguardano il nord Italia. È evidente che il Nord ce la sta mettendo davvero tutta per non essere secondo al Sud in questa gara all´autodistruzione. La "Golden Rubbish" è un´inchiesta che vede coinvolta la provincia di Grosseto, ma ancora conserva legami con Napoli e la Campania perché ha preso le mosse da un´inchiesta che riguardava la movimentazione dei rifiuti prodotti dalla bonifica del sito industriale contaminato di Bagnoli. Si tratta di un traffico spaventoso: un milione di tonnellate di rifiuti e un sistema che ha coinvolto decine e decine di aziende di caratura nazionale. In tutte queste inchieste, l´aspetto che più colpisce è il legame strettissimo che si è creato tra gestori delle ditte di smaltimento, politici locali e istituti di credito presenti sul territorio.
Tra le altre cose, vale la pena ricordare che a marzo l´Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia dell´Unione Europea per come ha gestito l´emergenza rifiuti in Campania. È stata condannata per "non aver adottato tutte le misure necessarie per evitare di mettere in pericolo la salute umana e danneggiare l´ambiente". E nella sentenza si legge che l´Italia ha ammesso che "gli impianti esistenti e in funzione nella regione erano ben lontani dal soddisfare le sue esigenze reali".
Come non rimanere colpiti da questo dato: se i rifiuti illegali gestiti dai clan fossero accorpati, diverrebbero una montagna di 15.600 metri di altezza, con una base di tre ettari, quasi il doppio dell´Everest, alto 8850 metri.
Se un cittadino straniero conservava l´illusione delle colline toscane e del buon vino, delle belle donne e della pizza gustata osservando il Vesuvio da lontano mentre il mare luccica cristallino, qualcosa inesorabilmente cambia. Tutto assume una dimensione meno idilliaca e più sconcertante. La domanda più semplice che viene da porsi è come può un Paese che dovrebbe tutto al suo territorio, alla salvaguardia delle sue coste, al suo cielo, ai prodotti tipici, unici nelle loro caratteristiche, permettere uno scempio simile? La risposta è nel business: più di venti miliari di euro è il profitto annuo dell´Ecomafia, circa un quarto dell´intero fatturato delle mafie. Le mafie attraverso gli affari nel settore ambientale ricavano un profitto superiore al profitto annuo della Fiat, che è di circa 200 milioni di euro, e più del profitto annuo di Benetton, che è di circa 120 milioni di euro. Quindi in realtà usare il territorio italiano come un´eterna miniera nella quale nascondere rifiuti è più redditizio che coltivare quelle stesse terre. Tumulare in ogni spazio vuoto disponibile rifiuti di ogni genere costa meno tempo, meno sforzi, meno soldi. E dà profitti decisamente più alti. Bisogna guadagnare il più possibile e subito. Ogni progetto a lungo termine, ogni ipotesi che tenga conto di una declinazione del tempo al futuro viene vista come perdente. Un euro non guadagnato oggi è un euro perso domani. Questo è l´imperativo del nostro Paese che vede coincidere mentalità dell´imprenditoria legale e criminale.
Per difendere il Paese, per continuare a respirare, è necessario comprendere che in molte parti del territorio il cancro non è una sventura ma è causato da una precisa scelta decretata dall´imprenditoria criminale e che molti, troppi, hanno interesse a perpetrare.
O quello delle ecomafie diventa il tema principale della gestione politica del Paese, o questo veleno ci toglierà tutto ciò che aveva permesso di riconoscere il nostro territorio. La speranza è che questo allarme venga ascoltato, e che non si aspetti di sentire la puzza che affiori dalla terra, che tutto perda di luce e bellezza, che il cancro continui a dilagare prima di decidersi a fare qualcosa. Perché a quel punto sarebbe davvero troppo tardi. E coloro che sono stati chiamati i grandi diffamatori del Paese sarebbero rimpianti come Cassandre colpevolmente inascoltate.
©2010 Roberto Saviano/Agenzia Santachiara
(Il testo pubblicato è la prefazione al volume "Ecomafia" di Legambiente)
in libreria da domani 9 giugno
5 giugno 2010
I privilegi di pochi non possono essere considerati leggi.
Quando i privilegiati dovrebbero essere imbarazzati dai loro privilegi…
«Una donna normale deve certo dotarsi di una buona dose di ottimismo. Per lei è più difficile, lo so… so che è complicato conciliare il lavoro con la maternità ma penso siano poche quelle che possono davvero permettersi di stare a casa per mesi. Bisogna accettare di fare sacrifici». [Maria Stella Gelmini - Corriere della Sera]
Mariastella Gelmini, dopo aver dato seri scossoni al sistema-scuola, passando per la dottrina sull’uso del grembiule, agli effetti benefici del voto in condotta e alla salubrità delle crepe nei muri delle scuole che consentono ai bambini di fare scuola a temperatura ambiente,oggi il nostro ministro insiste e cerca anche aprire i nostri orizzonti in materia di tutela della maternità, e lo fa con un’intervista ora tenta di distruggere l'autostima delle donne comuni sostenendo che ogni mamma, come lei, dovrebbe tornare al lavoro a pochi giorni dal parto.
In una fase storica in cui le prospettive per il futuro ci terrorizzano, ecco che pur di far quadrare i conti ci si allontana dai diritti elementari e si rinnegano valori fondamentali come la maternità.
L'egoismo aumenta e si va sulla difensiva, abituandoci cosi a costruire le nostre glorie sui fallimenti altrui. Oggi tocca alle donne con il colpo di grazia della Ministra Gelmini.
Gentile Ministro,
parlo per me, una donna che ha avuto la prima maternità da adulta, che aveva ed ha un lavoro autonomo, da privilegiata (quantomeno nessuno può farmi le scarpe se non la legge del mercato!).
Ho dovuto comunque rincorrere il tempo, tra uno spazio vuoto ed un altro, continuando a provvedere alla gestione della casa, del bambino appena arrivato, troppo spesso stanca e fragile tra un tiralatte, un pianto, ed un un forte senso di colpa che mi ha accompagnato durante il lavoro.
Ho sicuramente perso colpi, competitività e danaro perché ho ritenuto impossibile tornare al lavoro dopo soli tre mesi dal parto.
Ho ancora i miei pozzi neri in cui sprofondo e anche dei rimpianti per aver dovuto lasciare mio figlio, così presto, alle cure di un'altra persona per diverse ore al giorno, perchè dovevo lavorare, perché la scelta era forzata e, mi creda, non la affrontavo col sorriso sulle labbra!
Non potendo contare sui genitori mi sono avvalsa di un aiuto esterno a partire già dal terzo mese, appunto. Ho provato ad avere accesso agli asili nido ma, a Napoli, sei non sei una detenuta o una disgraziata, sei fuori da ogni lista!
E per le altre lavoratrici, quelle non autonome e con uno stipendio che non gli consente una baby-sitter, chi si occuperà dei loro bambini? Lei Signor Ministro?
Mi chiedo Ministro, come è possibile dopo 10 giorni dal parto tornare a concentrarsi sul lavoro? Chi può prendere in considerazione questa possibilità quando persino andare dal salumiere si può rivelare un'impresa proibitiva?
Forse io sono una mamma normale, con tutti i limiti del caso… ma il discorso è proprio questo: non si può fare una gara a chi torna prima al lavoro, non esistono capacità peggiori, non ci sono Wonderwoman… esistono solo le mamme!
È offensivo rinnegare il diritto all'accudimento del proprio figlio che la legge vuole imporre attraverso il Congedo di Maternità Obbligatorio.
Signor Ministro, lei conosce il significato del termine “obbligatorio”? La maternità andrebbe tutelata in quanto diritto, un diritto della mamma ma anche del bambino in vista del suo futuro equilibrio. Un diritto che va tutelato per tutelare i nostri figli!
Quello di cui dovremmo parlare è della sostenibilità della maternità attraveso asili nido pubblici che coprano le esigenze delle rispettive realtà, con spazi ricreativi gratis, ludoteche comunali.
Parliamo di condizioni lavorative dignitose per tutti, di facilità di accesso e di parità tutelata anche nella libera scelta dell'essere genitori. Mi aspetterei un suo intervento come garante di pari opportunità per tutti, per uno stato che sappia proteggere i suoi cittadini per garanzie di assistenza sanitaria, di formazione, mi aspetterei almeno una speranza...
In questo senso forse è giusto essere speranzosi, non so quanto lecito essere ottimistima ma questa è tutta un’altra storia…
Ministro Gelmini, peccato che questi non siano problemi comprensibili per una donna che si attesta a quota 153.470 di reddito
[fonte: sole 24ore riportato il 15 marzo 2010 su:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2010/03/redditi-ministri-classifica.shtml?uuid=1e6a1f92-3041-11df-9b84-9f36f6ec4706]
I privilegi di pochi non possono essere considerati leggi.
Si guardi attorno!
Daniela Villani
Mamma, donna, napoletana, cittadina attiva
«Una donna normale deve certo dotarsi di una buona dose di ottimismo. Per lei è più difficile, lo so… so che è complicato conciliare il lavoro con la maternità ma penso siano poche quelle che possono davvero permettersi di stare a casa per mesi. Bisogna accettare di fare sacrifici». [Maria Stella Gelmini - Corriere della Sera]
Mariastella Gelmini, dopo aver dato seri scossoni al sistema-scuola, passando per la dottrina sull’uso del grembiule, agli effetti benefici del voto in condotta e alla salubrità delle crepe nei muri delle scuole che consentono ai bambini di fare scuola a temperatura ambiente,oggi il nostro ministro insiste e cerca anche aprire i nostri orizzonti in materia di tutela della maternità, e lo fa con un’intervista ora tenta di distruggere l'autostima delle donne comuni sostenendo che ogni mamma, come lei, dovrebbe tornare al lavoro a pochi giorni dal parto.
In una fase storica in cui le prospettive per il futuro ci terrorizzano, ecco che pur di far quadrare i conti ci si allontana dai diritti elementari e si rinnegano valori fondamentali come la maternità.
L'egoismo aumenta e si va sulla difensiva, abituandoci cosi a costruire le nostre glorie sui fallimenti altrui. Oggi tocca alle donne con il colpo di grazia della Ministra Gelmini.
Gentile Ministro,
parlo per me, una donna che ha avuto la prima maternità da adulta, che aveva ed ha un lavoro autonomo, da privilegiata (quantomeno nessuno può farmi le scarpe se non la legge del mercato!).
Ho dovuto comunque rincorrere il tempo, tra uno spazio vuoto ed un altro, continuando a provvedere alla gestione della casa, del bambino appena arrivato, troppo spesso stanca e fragile tra un tiralatte, un pianto, ed un un forte senso di colpa che mi ha accompagnato durante il lavoro.
Ho sicuramente perso colpi, competitività e danaro perché ho ritenuto impossibile tornare al lavoro dopo soli tre mesi dal parto.
Ho ancora i miei pozzi neri in cui sprofondo e anche dei rimpianti per aver dovuto lasciare mio figlio, così presto, alle cure di un'altra persona per diverse ore al giorno, perchè dovevo lavorare, perché la scelta era forzata e, mi creda, non la affrontavo col sorriso sulle labbra!
Non potendo contare sui genitori mi sono avvalsa di un aiuto esterno a partire già dal terzo mese, appunto. Ho provato ad avere accesso agli asili nido ma, a Napoli, sei non sei una detenuta o una disgraziata, sei fuori da ogni lista!
E per le altre lavoratrici, quelle non autonome e con uno stipendio che non gli consente una baby-sitter, chi si occuperà dei loro bambini? Lei Signor Ministro?
Mi chiedo Ministro, come è possibile dopo 10 giorni dal parto tornare a concentrarsi sul lavoro? Chi può prendere in considerazione questa possibilità quando persino andare dal salumiere si può rivelare un'impresa proibitiva?
Forse io sono una mamma normale, con tutti i limiti del caso… ma il discorso è proprio questo: non si può fare una gara a chi torna prima al lavoro, non esistono capacità peggiori, non ci sono Wonderwoman… esistono solo le mamme!
È offensivo rinnegare il diritto all'accudimento del proprio figlio che la legge vuole imporre attraverso il Congedo di Maternità Obbligatorio.
Signor Ministro, lei conosce il significato del termine “obbligatorio”? La maternità andrebbe tutelata in quanto diritto, un diritto della mamma ma anche del bambino in vista del suo futuro equilibrio. Un diritto che va tutelato per tutelare i nostri figli!
Quello di cui dovremmo parlare è della sostenibilità della maternità attraveso asili nido pubblici che coprano le esigenze delle rispettive realtà, con spazi ricreativi gratis, ludoteche comunali.
Parliamo di condizioni lavorative dignitose per tutti, di facilità di accesso e di parità tutelata anche nella libera scelta dell'essere genitori. Mi aspetterei un suo intervento come garante di pari opportunità per tutti, per uno stato che sappia proteggere i suoi cittadini per garanzie di assistenza sanitaria, di formazione, mi aspetterei almeno una speranza...
In questo senso forse è giusto essere speranzosi, non so quanto lecito essere ottimistima ma questa è tutta un’altra storia…
Ministro Gelmini, peccato che questi non siano problemi comprensibili per una donna che si attesta a quota 153.470 di reddito
[fonte: sole 24ore riportato il 15 marzo 2010 su:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2010/03/redditi-ministri-classifica.shtml?uuid=1e6a1f92-3041-11df-9b84-9f36f6ec4706]
I privilegi di pochi non possono essere considerati leggi.
Si guardi attorno!
Daniela Villani
Mamma, donna, napoletana, cittadina attiva
4 giugno 2010
rapporto ecomfia 2010
curato da Legambiente, con la prefazione di Roberto Saviano mostra tutti i numeri delle attività delle cosche in Italia:
le infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti segnano un più 33 per cento (da 3.911 nel 2008 a 5.217 nel 2009). chiaramente a questo dato si deve aggiungere quello mancante dei rifiuti speciali .
Secondo il Rapporto le attività criminali hanno incassatoo 20,5 miliardi di euro. Fra i “traffici” più vistosi: le cosche e i rifiuti in Campania, il racket sugli animali, l'abusivismo edilizio.
L'’ecomafia non conosce crisi lItalia è a testa in giù mentre la criminalità tira!Liquidità,mancanza di bilanci,esentasse incassa a danno di tutti noi!
I numeri della Campania lasciano così poco spazio ai dubbi: nel 2009 sono stati 4.874 gli illeciti generici accertati,(17% del totale nazionale) pari a 13 reati al giorno, un reato ogni due ore, ben 8504 persone tra denunciate ed arrestate, pari a 23 ecocriminali “beccati” al giorno, una persona all'ora e ben 1.828 sequestri effettuati.
Ma la Campania conquista anche la maglia nera nel classifica del ciclo del cemento e in quello dei rifiuti. Nel ciclo del cemento si conferma maglia nera a livello nazionale nel ciclo del cemento con 1.179 infrazioni accertate ( il 15, 8% del totale nazionale)1836 persone tra arrestate e denunciate e 529 sequestri effettuati. Anche nel ciclo dei rifiuti detiene il primato negativo a livello nazionale. Sono 810 le infrazioni accertate, 1116 le persone denunciate e arrestate e 366 sequestri effettuati
The Guinness Records.... Campania
Ecco il LINK con classifica
http://download.repubblica.it/pdf/2010/Ecomafia.pdf
azioni possibili
prevenzione,monitoraggio ,informazione e controllo ambientale
dell’inquinamento atmosferico ,marino,idrico,territoriale,smaltimento rifiuti
riduzione od eliminazione dell’inquinamento acustico dell’aria, delle acque e del suolo
Ma noi non abbiamo iniziato ancora
"PROVE TECNICHE DI TRASSMISSIONE"
Daniela Villani
Mamma,donna,napoletana,cittadina attiva
.
le infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti segnano un più 33 per cento (da 3.911 nel 2008 a 5.217 nel 2009). chiaramente a questo dato si deve aggiungere quello mancante dei rifiuti speciali .
Secondo il Rapporto le attività criminali hanno incassatoo 20,5 miliardi di euro. Fra i “traffici” più vistosi: le cosche e i rifiuti in Campania, il racket sugli animali, l'abusivismo edilizio.
L'’ecomafia non conosce crisi lItalia è a testa in giù mentre la criminalità tira!Liquidità,mancanza di bilanci,esentasse incassa a danno di tutti noi!
I numeri della Campania lasciano così poco spazio ai dubbi: nel 2009 sono stati 4.874 gli illeciti generici accertati,(17% del totale nazionale) pari a 13 reati al giorno, un reato ogni due ore, ben 8504 persone tra denunciate ed arrestate, pari a 23 ecocriminali “beccati” al giorno, una persona all'ora e ben 1.828 sequestri effettuati.
Ma la Campania conquista anche la maglia nera nel classifica del ciclo del cemento e in quello dei rifiuti. Nel ciclo del cemento si conferma maglia nera a livello nazionale nel ciclo del cemento con 1.179 infrazioni accertate ( il 15, 8% del totale nazionale)1836 persone tra arrestate e denunciate e 529 sequestri effettuati. Anche nel ciclo dei rifiuti detiene il primato negativo a livello nazionale. Sono 810 le infrazioni accertate, 1116 le persone denunciate e arrestate e 366 sequestri effettuati
The Guinness Records.... Campania
Ecco il LINK con classifica
http://download.repubblica.it/pdf/2010/Ecomafia.pdf
azioni possibili
prevenzione,monitoraggio ,informazione e controllo ambientale
dell’inquinamento atmosferico ,marino,idrico,territoriale,smaltimento rifiuti
riduzione od eliminazione dell’inquinamento acustico dell’aria, delle acque e del suolo
Ma noi non abbiamo iniziato ancora
"PROVE TECNICHE DI TRASSMISSIONE"
Daniela Villani
Mamma,donna,napoletana,cittadina attiva
.
27 maggio 2010
Non è vero che le mucche danno il latte. Sono i contadini che se lo prendono” (Robert Lembke)
“Non è vero che le mucche danno il latte. Sono i contadini che se lo prendono” (Robert Lembke)
Salve a tutti voi, amici e amiche.
Vi comunico che sabato, 29 Maggio alle ore 16:00, si terrà in Piazza Plebiscito (lato prefettura), un Corteo di Protesta Pacifico contro il ddl (ormai vicino a diventare legge) sulle intercettazioni telefoniche ed ambientali, per chiederne l'immediato ritiro.
Parteciperanno giornalisti, personalità dello spettacolo, popolo Viola di Napoli e, ovviamente, “Riprendiamoci, napoletani” più tanti altri ancora in via di adesione mentre vi scrivo.
Cosa modificherà questo decreto e che ricaduta potrà avere su ognuno di noi?
L'elenco delle limitazioni d'uso, modifiche, impedimenti è molto vasto. Viene soprattutto fissato un tempo limite di 75 gg per l'ascolto e l'eventuale utilizzo probatorio delle intercettazioni, dopodiché, tutto sarà prescritto! Tutto inutilizzabile. Un vero e proprio invito a nozze pensando ai tempi giuridico/burocratici:
Tale limite, manco a dirlo, viene riconosciuto poi solo per i campi d'azione più gravi, quali la mafia o terrorismo.
La ricaduta su noi cittadini è quella di essere ancor, se possibile, meno informati circa una miriade di reati che si perpetuano quotidianamente nel bel paese.
Se provassimo teoricamente ad applicare il ddl “retroattivamente”, lunghissima sarebbe la lista di accadimenti di cui non avremmo mai saputo nulla e di cui in futuro, verosimilmente, non verremo più a sapere.
Pensiamo ad esempio alle questioni del cemento impoverito, come l'inchiesta sulla Calcestruzzi SpA che ora deve rispondere di associazione per delinquere e frode in pubbliche forniture. O alle tante “navi dei veleni” cariche di fusti radioattivi scaricate nei mari italiani tra gli anni '80 e '90.
Qualche cifra: nel solo 2008, gli scandali ambientali e i traffici illeciti di rifiuti sono stati 3.911.
137 le persone arrestate e 4.951 quelle denunciate. Totale sequestri effettuati: 2.406, per un giro di affari che ammonta a 7 miliardi di euro.
Senza l'ausilio delle intercettazioni, queste cifre calerebbero di un buon 75-80%
E questo un esempio delle conversazioni di cui non verremo più a conoscenza:
[link]
L'esperienza ci ha insegnato che molti dei nostri uomini politici sono degli incapaci. Ma, attenzione, perché i restanti ci stanno dimostrando di essere invece capaci di tutto e di più!
Come possiamo restare indifferenti a tutto questo?
Se questi signori pensano a come custodire meglio i loro segreti noi abbiamo il dovere di pensare a noi stessi ed alle prossime generazioni. Come spesso accade, l'unico luogo concreto per manifestare il nostro dissenso resta la piazza. Sono queste le situazioni in cui è particolarmente importante essere uniti, rivendicare il sacrosanto diritto all'informazione, specie quando questa mina la sicurezza della salute pubblica e l'ambiente in cui viviamo!
Non si può continuare a vendere la terra sulla quale la gente cammina! Io ci sarò e vi aspetto numerosi, facciamo sentire la nostra voce!
Vi suggerisco il link al gruppo del popolo viola Napoli, ho avuto modo di conoscere la sua rappresentante, Anna Mazza, con cui “Riprendiamoci, napoletani” ha scelto di collaborare per il buon esito dell'iniziativa!
Per qualunque info contattatemi pure al numero: 3384916755
Un abbraccio forte
Daniela Villani
Donna, mamma, napoletana, cittadina attiva
Dona anche tu il 5‰ (cinque per mille) alla nostra Associazione Onlus. Nello specifico riquadro destinato a tali associazioni, scegli “Riprendiamoci, napoletani” firmando e indicando il nr. di Cod. Fiscale 95115080632
Salve a tutti voi, amici e amiche.
Vi comunico che sabato, 29 Maggio alle ore 16:00, si terrà in Piazza Plebiscito (lato prefettura), un Corteo di Protesta Pacifico contro il ddl (ormai vicino a diventare legge) sulle intercettazioni telefoniche ed ambientali, per chiederne l'immediato ritiro.
Parteciperanno giornalisti, personalità dello spettacolo, popolo Viola di Napoli e, ovviamente, “Riprendiamoci, napoletani” più tanti altri ancora in via di adesione mentre vi scrivo.
Cosa modificherà questo decreto e che ricaduta potrà avere su ognuno di noi?
L'elenco delle limitazioni d'uso, modifiche, impedimenti è molto vasto. Viene soprattutto fissato un tempo limite di 75 gg per l'ascolto e l'eventuale utilizzo probatorio delle intercettazioni, dopodiché, tutto sarà prescritto! Tutto inutilizzabile. Un vero e proprio invito a nozze pensando ai tempi giuridico/burocratici:
Tale limite, manco a dirlo, viene riconosciuto poi solo per i campi d'azione più gravi, quali la mafia o terrorismo.
La ricaduta su noi cittadini è quella di essere ancor, se possibile, meno informati circa una miriade di reati che si perpetuano quotidianamente nel bel paese.
Se provassimo teoricamente ad applicare il ddl “retroattivamente”, lunghissima sarebbe la lista di accadimenti di cui non avremmo mai saputo nulla e di cui in futuro, verosimilmente, non verremo più a sapere.
Pensiamo ad esempio alle questioni del cemento impoverito, come l'inchiesta sulla Calcestruzzi SpA che ora deve rispondere di associazione per delinquere e frode in pubbliche forniture. O alle tante “navi dei veleni” cariche di fusti radioattivi scaricate nei mari italiani tra gli anni '80 e '90.
Qualche cifra: nel solo 2008, gli scandali ambientali e i traffici illeciti di rifiuti sono stati 3.911.
137 le persone arrestate e 4.951 quelle denunciate. Totale sequestri effettuati: 2.406, per un giro di affari che ammonta a 7 miliardi di euro.
Senza l'ausilio delle intercettazioni, queste cifre calerebbero di un buon 75-80%
E questo un esempio delle conversazioni di cui non verremo più a conoscenza:
[link]
L'esperienza ci ha insegnato che molti dei nostri uomini politici sono degli incapaci. Ma, attenzione, perché i restanti ci stanno dimostrando di essere invece capaci di tutto e di più!
Come possiamo restare indifferenti a tutto questo?
Se questi signori pensano a come custodire meglio i loro segreti noi abbiamo il dovere di pensare a noi stessi ed alle prossime generazioni. Come spesso accade, l'unico luogo concreto per manifestare il nostro dissenso resta la piazza. Sono queste le situazioni in cui è particolarmente importante essere uniti, rivendicare il sacrosanto diritto all'informazione, specie quando questa mina la sicurezza della salute pubblica e l'ambiente in cui viviamo!
Non si può continuare a vendere la terra sulla quale la gente cammina! Io ci sarò e vi aspetto numerosi, facciamo sentire la nostra voce!
Vi suggerisco il link al gruppo del popolo viola Napoli, ho avuto modo di conoscere la sua rappresentante, Anna Mazza, con cui “Riprendiamoci, napoletani” ha scelto di collaborare per il buon esito dell'iniziativa!
Per qualunque info contattatemi pure al numero: 3384916755
Un abbraccio forte
Daniela Villani
Donna, mamma, napoletana, cittadina attiva
Dona anche tu il 5‰ (cinque per mille) alla nostra Associazione Onlus. Nello specifico riquadro destinato a tali associazioni, scegli “Riprendiamoci, napoletani” firmando e indicando il nr. di Cod. Fiscale 95115080632
25 maggio 2010
La vita può essere capita solo all’indietro, ma va vissuta in avanti!
“…siamo noi che possiamo cambiar tutto a patto che si lasci tutto come era!” (G. Gaber)
Presso la consueta sede di Piazza Santa Maria la Nova, ieri mattina si è tenuta una seduta del Consiglio Provinciale di Napoli sui temi:
1) Apertura della seconda discarica nel Parco del Vesuvio (Cava Vitiello).
2) Piano di programmazione delle attuali discariche di Terzigno e Chiaiano.
Una delegazione di circa venti attivisti della zona vesuviana, di Chiaiano e Marano sono stati autorizzati ad assistere alla seduta.
L'Assessore all’Ambiente Caliendo da un lato ha annunciato che la Provincia intende proseguire sulla strada delle discariche e degli inceneritori ma, ha poi aggiunto, il parere negativo dell’ente di Piazza Matteotti all’apertura della discarica in Cava Vitiello.
Questo lascerebbe sperare in uno stop ad ulteriori discariche ma, attenzione: i capigruppo di Cesaro pur sottolineando il loro parere contrario pongono come indispensabile condizione che non ve ne debba essere la necessità, cioè che il nuovo piano rifiuti funzioni e raggiunga gli obiettivi prefissati.
Guardiamo allora con attenzione i dati di cui dispone la Provincia:
Essa asserisce che l'attuale discarica di Chiaiano (Cava del Poligono) ha un’autonomia che si aggira fra i 12/16 mesi poiché in essa vengono conferite 800 tonnellate di rifiuti al giorno. Ma secondo gli enti locali il conferimento è pari a 1300 tonn. al giorno…
In questa “piccola” differenza (500 tonnellate) è già contenuto l'esito infausto del piano, seppur non ancora presentato. Il mancato raggiungimento dell'obiettivo è già certo, quindi l'apertura dell'ennesima discarica si profila all'orizzonte!
Ma cerchiamo d'essere speranzosi e positivi, forse non avremo un autonomia di 16 mesi però se il famoso piano provinciale dei rifiuti viene presentato immediatamente guadagneremo del tempo, no? Macchè, la Provincia si impegna a presentarlo solo entro il 31 dicembre 2010, ovvero fra sei mesi!
Intanto il massacro silenzioso, lento, difficile
da monitorare va avanti …
Le nostre ragioni.
Le loro infinite bugie !
Il piano non esiste, le discariche attuali hanno un autonomia massima di 6 mesi, i dati di cui dispone la giunta sono errati e comunque differenti da quelli in possesso degli enti locali. L'unica cosa certa è la scarsa competenza dei consiglieri, l'incomunicabilità degli enti, la mancanza di responsabilità .
Tuttavia ci è assicurata una smisurata approssimazione sulla gestione del piano rifiuti, tanto che durante la seduta all'ordine del giorno, la maggioranza di destra della Provincia fa continuo riferimento alla Regione, solo che non è esattamente la Regione che ne ha la competenza!
Vergogna! Una delle sfide più importanti della nuova giunta con cui noi campani avremmo dovuto trovare riscatto per le nostre emergenze. I disagi di questi anni avrebbero dovuto imporre la necessità di correggere le linee scellerate prese in precedenza, avremmo dovuto cambiare magari studiando per tempo un nuovo piano dei rifiuti incentrato sulla raccolta differenziata e su il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero della materia, prevedendo come fase finale lo smaltimento mediante tecniche a freddo, tra le quali la biossidazione, questa era ed è l' occasione di evoluzione, ma di fatto, ancora una volta a cambiare sono solo i nomi. I fatti, sempre gli stessi!
Questa è la mia personale riflessione… il mio senso di appartenenza è sempre più slegato dai partiti ed incline all'individuo e all'ambiente.
Sono sconcertata da una politica illusoria e distruttiva come questa che resta lontana dalla vita concreta di noi campani, dalle nostre difficoltà, dalle nostre aspettative, dai nostri diritti fondamentali.
Lasciate che si ammalino… cambia il vento, cambia il colore, cambiano i cognomi, ma ogni cosa poi resta immutata!
Avremo la forza di farvi cambiare non ci rassegnamo a regalarvi la nostra salute, le nostre idee,la nostra terra !
Dai forza e voce alla tua salute!
Un abbraccio
Daniela Villani
Donna, mamma, napoletana, cittadina attiva
Presso la consueta sede di Piazza Santa Maria la Nova, ieri mattina si è tenuta una seduta del Consiglio Provinciale di Napoli sui temi:
1) Apertura della seconda discarica nel Parco del Vesuvio (Cava Vitiello).
2) Piano di programmazione delle attuali discariche di Terzigno e Chiaiano.
Una delegazione di circa venti attivisti della zona vesuviana, di Chiaiano e Marano sono stati autorizzati ad assistere alla seduta.
L'Assessore all’Ambiente Caliendo da un lato ha annunciato che la Provincia intende proseguire sulla strada delle discariche e degli inceneritori ma, ha poi aggiunto, il parere negativo dell’ente di Piazza Matteotti all’apertura della discarica in Cava Vitiello.
Questo lascerebbe sperare in uno stop ad ulteriori discariche ma, attenzione: i capigruppo di Cesaro pur sottolineando il loro parere contrario pongono come indispensabile condizione che non ve ne debba essere la necessità, cioè che il nuovo piano rifiuti funzioni e raggiunga gli obiettivi prefissati.
Guardiamo allora con attenzione i dati di cui dispone la Provincia:
Essa asserisce che l'attuale discarica di Chiaiano (Cava del Poligono) ha un’autonomia che si aggira fra i 12/16 mesi poiché in essa vengono conferite 800 tonnellate di rifiuti al giorno. Ma secondo gli enti locali il conferimento è pari a 1300 tonn. al giorno…
In questa “piccola” differenza (500 tonnellate) è già contenuto l'esito infausto del piano, seppur non ancora presentato. Il mancato raggiungimento dell'obiettivo è già certo, quindi l'apertura dell'ennesima discarica si profila all'orizzonte!
Ma cerchiamo d'essere speranzosi e positivi, forse non avremo un autonomia di 16 mesi però se il famoso piano provinciale dei rifiuti viene presentato immediatamente guadagneremo del tempo, no? Macchè, la Provincia si impegna a presentarlo solo entro il 31 dicembre 2010, ovvero fra sei mesi!
Intanto il massacro silenzioso, lento, difficile
da monitorare va avanti …
Le nostre ragioni.
Le loro infinite bugie !
Il piano non esiste, le discariche attuali hanno un autonomia massima di 6 mesi, i dati di cui dispone la giunta sono errati e comunque differenti da quelli in possesso degli enti locali. L'unica cosa certa è la scarsa competenza dei consiglieri, l'incomunicabilità degli enti, la mancanza di responsabilità .
Tuttavia ci è assicurata una smisurata approssimazione sulla gestione del piano rifiuti, tanto che durante la seduta all'ordine del giorno, la maggioranza di destra della Provincia fa continuo riferimento alla Regione, solo che non è esattamente la Regione che ne ha la competenza!
Vergogna! Una delle sfide più importanti della nuova giunta con cui noi campani avremmo dovuto trovare riscatto per le nostre emergenze. I disagi di questi anni avrebbero dovuto imporre la necessità di correggere le linee scellerate prese in precedenza, avremmo dovuto cambiare magari studiando per tempo un nuovo piano dei rifiuti incentrato sulla raccolta differenziata e su il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero della materia, prevedendo come fase finale lo smaltimento mediante tecniche a freddo, tra le quali la biossidazione, questa era ed è l' occasione di evoluzione, ma di fatto, ancora una volta a cambiare sono solo i nomi. I fatti, sempre gli stessi!
Questa è la mia personale riflessione… il mio senso di appartenenza è sempre più slegato dai partiti ed incline all'individuo e all'ambiente.
Sono sconcertata da una politica illusoria e distruttiva come questa che resta lontana dalla vita concreta di noi campani, dalle nostre difficoltà, dalle nostre aspettative, dai nostri diritti fondamentali.
Lasciate che si ammalino… cambia il vento, cambia il colore, cambiano i cognomi, ma ogni cosa poi resta immutata!
Avremo la forza di farvi cambiare non ci rassegnamo a regalarvi la nostra salute, le nostre idee,la nostra terra !
Dai forza e voce alla tua salute!
Un abbraccio
Daniela Villani
Donna, mamma, napoletana, cittadina attiva
18 maggio 2010
In arrivo altre rotture di scatole....
Cari amici,
oggi non vi parlo di monnezza e di altri disastri, seppur ci sarebbe di che parlare, ma voglio raccontarvi di altre rotture… di scatole ovviamente, ma questa volta al sapore di tonno!
Forse non tutti sanno che il tonno in scatola è l'alimento ittico più venduto sul mercato mondiale, ed ha un volume d’affari che si aggira intorno ai 19 miliardi di euro l’anno.
L’Italia è uno dei più importanti mercati europei per il tonno in scatola, Per questo Greenpeace ha lanciato un'indagine sulla sostenibilità delle scatolette di tonno vendute in Italia, contattando ben 14 aziende, che insieme coprono più dell’80% del nostro mercato.
Ma la pesca del tonno non è fatta da quei dolci pescatori che solitamente incontriamo nelle nostre marine, quelli con il volto sapiente e rugoso, custodi di antichi segreti, che con le loro barchette in legno e con i pochi strumenti artigianali si dirigono verso il largo per tornare poi con il loro pescato… no! Il nostro tonno viene pescato da grandi flotte che senza regole e rispetto per la natura che li circonda si inoltrano negli oceani creando gravi impatti su tutto ciò che li circonda, causando spesso la morte di tartarughe e squali, catturando tonni anche giovanissimi.
Greenpeace si è occupata delle questione ed ha inviato alle aziende un questionario in cui, appunto, richiedeva informazioni sui metodi di pesca adottati o tollerati e sulle qualità di tonno usate.
Le sorprese, ovviamente non sono mancate ed è risultato che alcune aziende non conoscevano neanche la provenienza del tonno che quotidianamente inscatolano.
Da qui è partita un indagine, un monitoraggio ed una classifica sul prodotto tonno di cui vi anticipo il primo e l'ultimo posto dei risultati raggiunti dalle aziende italiane… per correttezza, trasparenza, qualità, metodo e sostenibilità!
Asdomar: Primo posto
Nostromo e Mare Aperto Star: Ultimi!
Volete sapere anche quali sono i più cari? Sono sicura che ci siete già arrivati da sol…
MA ecco il link con l'approfondimento ed i dati aggiornati a tutto Maggio 2010:
http://www.greenpeace.it/tonnointrappola/
Cambiare è possibile soprattutto se noi consumatori premiano chi lo merita!
È bene rammentarci che non sono solo le nostre capacità a dirci chi siamo… ma le nostre Scelte (anche quelle apparentemente più banali)!
Buona serata a tutti voi... forse è arrivata l'estate
un abbraccio grosso assaje
Daniela Villani
Donna, mamma, napoletana e cittadina attiva
oggi non vi parlo di monnezza e di altri disastri, seppur ci sarebbe di che parlare, ma voglio raccontarvi di altre rotture… di scatole ovviamente, ma questa volta al sapore di tonno!
Forse non tutti sanno che il tonno in scatola è l'alimento ittico più venduto sul mercato mondiale, ed ha un volume d’affari che si aggira intorno ai 19 miliardi di euro l’anno.
L’Italia è uno dei più importanti mercati europei per il tonno in scatola, Per questo Greenpeace ha lanciato un'indagine sulla sostenibilità delle scatolette di tonno vendute in Italia, contattando ben 14 aziende, che insieme coprono più dell’80% del nostro mercato.
Ma la pesca del tonno non è fatta da quei dolci pescatori che solitamente incontriamo nelle nostre marine, quelli con il volto sapiente e rugoso, custodi di antichi segreti, che con le loro barchette in legno e con i pochi strumenti artigianali si dirigono verso il largo per tornare poi con il loro pescato… no! Il nostro tonno viene pescato da grandi flotte che senza regole e rispetto per la natura che li circonda si inoltrano negli oceani creando gravi impatti su tutto ciò che li circonda, causando spesso la morte di tartarughe e squali, catturando tonni anche giovanissimi.
Greenpeace si è occupata delle questione ed ha inviato alle aziende un questionario in cui, appunto, richiedeva informazioni sui metodi di pesca adottati o tollerati e sulle qualità di tonno usate.
Le sorprese, ovviamente non sono mancate ed è risultato che alcune aziende non conoscevano neanche la provenienza del tonno che quotidianamente inscatolano.
Da qui è partita un indagine, un monitoraggio ed una classifica sul prodotto tonno di cui vi anticipo il primo e l'ultimo posto dei risultati raggiunti dalle aziende italiane… per correttezza, trasparenza, qualità, metodo e sostenibilità!
Asdomar: Primo posto
Nostromo e Mare Aperto Star: Ultimi!
Volete sapere anche quali sono i più cari? Sono sicura che ci siete già arrivati da sol…
MA ecco il link con l'approfondimento ed i dati aggiornati a tutto Maggio 2010:
http://www.greenpeace.it/tonnointrappola/
Cambiare è possibile soprattutto se noi consumatori premiano chi lo merita!
È bene rammentarci che non sono solo le nostre capacità a dirci chi siamo… ma le nostre Scelte (anche quelle apparentemente più banali)!
Buona serata a tutti voi... forse è arrivata l'estate
un abbraccio grosso assaje
Daniela Villani
Donna, mamma, napoletana e cittadina attiva
12 maggio 2010
Grandi progetti: Stop al risanamento dei Campi Flegrei. Si punta su Vulcano buono
Dall'elenco delle grandi opere inserite nell'agenda del Por 2007-2013 ecco i progetti di spesa dei fondi europei accantonati.
Rileggendo la lista per alcuni di essi mi è parsa cosa buona e giusta…
Le quindici opere previste:
01 • “Completamento della riqualificazione e recupero del fiume Sarno”
02 • “Risanamento ambientale e valorizzazione dei laghi dei Campi Flegrei”
03 • “Risanamento ambientale e valorizzazione dei Regi Lagni”
04 • “Polo Fieristico regionale”
05 • “Polo Agroalimentare Regionale (Par)”
06 • “Polo logistico regionale a sostegno del comparto florovivaistico”
07 • “CamBio: la rete delle eccellenze biotecnologiche della Campania”
08 • “Lotto G – Centro Servizi dell'Interporto di Nola”
09 • “Ferrovia Metrocampania Nord Est – Tratta Piscinola – Secondigliano – Capodichino”
10 • “Linea 1 della Metropolitana di Napoli. Completamento tratta Dante – Garibaldi – Centro Direzionale”
11 • “Variante della linea FS Cancello - Napoli nel Comune di Acerra”
12 • “S.S. 268 del Vesuvio - Lavori di costruzione del III tronco compreso lo svincolo di Angri”
13 • “Allarga la rete: Banda Larga e sviluppo digitale in Campania"
14 • “Parco Urbano di Bagnoli”
15 • “Recupero e riuso del Real Albergo dei Poveri di Napoli”
Il vertice sui grandi progetti ha poi stabilito quanto segue e come accennato in apertura di questo articolo assistiamo a un inesorabile ed inammissibile preclusione al risanamento dei Campi Flegrei…semplicemente negato!
Per i Regi Lagni una cancellazione parziale… si dice infatti addio ad un'intera riqualificazione dell'area, si procederà soltanto per stralci e malauguratamente con progetti più limitati .
Due grandi progetti che ci immaginavamo essere “l'impegno prioritario” a tutela della nostra regione, su cui intervenire in maniera celere e definitiva , se non per una ritrovata attenzione, almeno per riservare una sorta di RISCATTO alla POPOLAZIONE, martoriata, infangata e avvelenata …ma a quanto pare questi obiettivi non trovano nella Campania il proprio luogo d’eccellenza.
Ma è proprio vero quando si dice che le “Scelte fanno gli Uomini”… e non viceversa!
Ecco “invece” le novità:
Il Vulcano buono a Nola, ovvero la realizzazione di un altro lotto dell'opera progettata da Renzo Piano nel distretto di cui fanno parte anche il Cis e Interporto, che sarà un centro intermodale della filiera del commercio in Campania… ci auguriamo intanto che sia un opera completata in un numero ragionevole di anni e altresì che abbia un minimo effetto sull'economia della nostra regione… ahimè ai posteri l'ardua sentenza!
La seconda impresa riguarda la realizzazione di una bretella di collegamento tra il porto di Pozzuoli e la Tangenziale di Napoli. Il plastico è già stato visionato a Bruxesell e i tecnici sarebbero pronti a fermarlo… ancora complimenti!
Qualcosina di buono c'è, ed è il via libera al parco di Bagnoli e alla linea 1 del metrò regionale.
Certo non solo è poco rispetto al 40% dei 7 miliardi di euro da spendere del Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale) ma da qui al 2013 ci auspichiamo si aprirà finalmente una strada, la strada dell'attenzione all'ambiente!
Questi sono i grandi temi per cui i cittadini vogliono delle risposte, e sono scelte e visioni non procrastinabili all’infinito!
Ma ahinoi... gli uomini politici non cambiano son tutti dedicati a costruire un ponte lì dove non c'è un fiume!
Daniela Villani
Donna, mamma, napoletana e cittadina attiva
Rileggendo la lista per alcuni di essi mi è parsa cosa buona e giusta…
Le quindici opere previste:
01 • “Completamento della riqualificazione e recupero del fiume Sarno”
02 • “Risanamento ambientale e valorizzazione dei laghi dei Campi Flegrei”
03 • “Risanamento ambientale e valorizzazione dei Regi Lagni”
04 • “Polo Fieristico regionale”
05 • “Polo Agroalimentare Regionale (Par)”
06 • “Polo logistico regionale a sostegno del comparto florovivaistico”
07 • “CamBio: la rete delle eccellenze biotecnologiche della Campania”
08 • “Lotto G – Centro Servizi dell'Interporto di Nola”
09 • “Ferrovia Metrocampania Nord Est – Tratta Piscinola – Secondigliano – Capodichino”
10 • “Linea 1 della Metropolitana di Napoli. Completamento tratta Dante – Garibaldi – Centro Direzionale”
11 • “Variante della linea FS Cancello - Napoli nel Comune di Acerra”
12 • “S.S. 268 del Vesuvio - Lavori di costruzione del III tronco compreso lo svincolo di Angri”
13 • “Allarga la rete: Banda Larga e sviluppo digitale in Campania"
14 • “Parco Urbano di Bagnoli”
15 • “Recupero e riuso del Real Albergo dei Poveri di Napoli”
Il vertice sui grandi progetti ha poi stabilito quanto segue e come accennato in apertura di questo articolo assistiamo a un inesorabile ed inammissibile preclusione al risanamento dei Campi Flegrei…semplicemente negato!
Per i Regi Lagni una cancellazione parziale… si dice infatti addio ad un'intera riqualificazione dell'area, si procederà soltanto per stralci e malauguratamente con progetti più limitati .
Due grandi progetti che ci immaginavamo essere “l'impegno prioritario” a tutela della nostra regione, su cui intervenire in maniera celere e definitiva , se non per una ritrovata attenzione, almeno per riservare una sorta di RISCATTO alla POPOLAZIONE, martoriata, infangata e avvelenata …ma a quanto pare questi obiettivi non trovano nella Campania il proprio luogo d’eccellenza.
Ma è proprio vero quando si dice che le “Scelte fanno gli Uomini”… e non viceversa!
Ecco “invece” le novità:
Il Vulcano buono a Nola, ovvero la realizzazione di un altro lotto dell'opera progettata da Renzo Piano nel distretto di cui fanno parte anche il Cis e Interporto, che sarà un centro intermodale della filiera del commercio in Campania… ci auguriamo intanto che sia un opera completata in un numero ragionevole di anni e altresì che abbia un minimo effetto sull'economia della nostra regione… ahimè ai posteri l'ardua sentenza!
La seconda impresa riguarda la realizzazione di una bretella di collegamento tra il porto di Pozzuoli e la Tangenziale di Napoli. Il plastico è già stato visionato a Bruxesell e i tecnici sarebbero pronti a fermarlo… ancora complimenti!
Qualcosina di buono c'è, ed è il via libera al parco di Bagnoli e alla linea 1 del metrò regionale.
Certo non solo è poco rispetto al 40% dei 7 miliardi di euro da spendere del Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale) ma da qui al 2013 ci auspichiamo si aprirà finalmente una strada, la strada dell'attenzione all'ambiente!
Questi sono i grandi temi per cui i cittadini vogliono delle risposte, e sono scelte e visioni non procrastinabili all’infinito!
Ma ahinoi... gli uomini politici non cambiano son tutti dedicati a costruire un ponte lì dove non c'è un fiume!
Daniela Villani
Donna, mamma, napoletana e cittadina attiva
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